{"id":381,"date":"2015-09-04T16:57:24","date_gmt":"2015-09-04T14:57:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.viverezen.it\/blog\/?p=381"},"modified":"2017-11-14T11:50:42","modified_gmt":"2017-11-14T10:50:42","slug":"elsa-stove-la-stufa-cucina-ecologica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.viverezen.it\/giornale-bio\/elsa-stove-la-stufa-cucina-ecologica\/","title":{"rendered":"Elsa stove, la stufa-cucina ecologica"},"content":{"rendered":"<p>Nei paesi africani, il fuoco acceso, bruciando normali biomasse all\u2019interno delle capanne senza canna fumaria per riscaldarsi o cucinare, come fa del resto circa il 50% della popolazione nel mondo,\u00a0 rilascia all\u2019interno delle stesse, ossido di carbonio ed idrocarburi incombusti. Questa situazione rappresenta la prima causa di morte nei bambini di et\u00e0 inferiore ai 5 anni, nei paesi in via di sviluppo, con un numero di vittime in assoluto, superiore alla malaria e quasi pari alle vittime dell\u2019AIDS. Cos\u00ed l&#8217;Universit\u00e0 di Udine ha brevettato una <strong>stufa che brucia senza sviluppare fumo<\/strong>. Una stufa pirolitica, ad alto rendimento energetico e zero emissioni nocive, che produce carbone vegetale come scarto della combustione lenta, in assenza di ossigeno (pirolisi), di fogliame secco, residui di potature e altri materiali organici non legnosi e l&#8217;ha chiamata Elsa, come la leonessa protagonista del bestseller \u201cNata libera\u201d, sperando che si diffonda in Africa di villaggio in villaggio senza troppi ostacoli, anche perch\u00e9 per i piccoli artigiani e imprenditori africani Elsa Stove \u00e8 libera da copyrigh.<\/p>\n<p>Questa stufa \u00e9 gi\u00e0 presente in Ghana, Togo, Etiopia, Zimbabwe, e sta prendendo piede in Tanzania, Nigeria, Camerun. L\u2019Universit\u00e0 di Udine l&#8217;ha sviluppata con il progetto Bebi &#8211; Benefici agricoli e ambientali derivanti dall\u2019utilizzo del carbone vegetale nei Paesi africani &#8211; , che ha visto impegnati oltre all\u2019ateneo udinese, il CNR IBIMET, e organizzazioni di molti paesi africani. In virt\u00f9 delle sue caratteristiche, la nuova stufa pirolitica \u201cElsa Stove\u201d, permette proprio di agire sui tre diversi fronti della sostenibilit\u00e0: sanitario, grazie alle basse emissioni pericolose a differenza delle stufe a legna; ecologico, con l\u2019utilizzo di combustibili vegetali residuali alternativi senza intaccare le foreste; economico, per la capacit\u00e0 della stufa di produrre carbone vegetale (biochar), un concimante naturale che aumentando la fertilit\u00e0 del suolo ostacola la desertificazione. L\u2019ateneo friulano gi\u00e0 dal 2007 aveva iniziato a studiare gli effetti positivi del carbone vegetale sui suoli: \u201cE\u2019 un fertilizzante molto utile, soprattutto nel caso di terreni molto acidi come sono quelli africani, difficili da coltivare\u201d, spiega Alessandro Peressotti, docente del dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali,\u00a0 \u201cA quel punto \u2013 continua Peressoti \u2013 ci siamo chiesti come potevamo produrre il carbone vegetale in modo sostenibile, senza ricorrere alle carbonaie ancora oggi diffuse in Africa, che per\u00f2 inquinano e liberano una grande quantit\u00e0 di calore&#8230;Abbiamo scoperto che era possibile fare pirolisi in piccoli bruciatori realizzabili in modo semplice e con materiali anche di recupero e di diversa qualit\u00e0\u201d. Nel 2010, Peressotti, insieme a un suo studente neolaureato, Davide Caregnato, e al fisico e imprenditore agricolo Carlo Ferrato, brevetta Elsa Stove con i contributi provenienti in buona parte dalla Commissione Europea.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.viverezen.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Elsa-stove.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-806\" src=\"http:\/\/www.viverezen.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Elsa-stove-300x225.jpg\" alt=\"Elsa stove\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.viverezen.it\/giornale-bio\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Elsa-stove-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.viverezen.it\/giornale-bio\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Elsa-stove.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>I vantaggi sono parecchi: il biochar, infatti, se distribuito sulla terra pu\u00f2 anche raddoppiare la produttivit\u00e0 agricola. Migliora, infatti, la struttura del terreno, ne aumenta la ritenzione idrica e quella degli elementi nutritivi, che rimangono cos\u00ec pi\u00f9 a lungo disponibili per le piante, diminuendo di fatto il fabbisogno di acqua e di fertilizzanti. Inoltre, <strong>nutrendo la terra di carbone vegetale, \u00e8 possibile stoccare carbonio, immagazzinarlo cio\u00e8 al suolo, invece di farlo tornare in atmosfera sotto forma di CO2<\/strong>. Ormai, infatti, diversi studi scientifici ne hanno evidenziato l\u2019importanza sia per il sequestro di anidride carbonica atmosferica al suolo, sia come ammendante, termine con cui si indicano quelle sostanze capaci di migliorare la fertilit\u00e0 dei terreni agricoli. \u201cL\u2019adozione su larga scala di questo fornello da cucina che brucia biomasse vegetali e non legno disincentiva anche l\u2019abbattimento delle foreste \u2013 aggiunge Peressotti &#8211; fenomeno che, come sappiamo, favorisce l\u2019effetto serra e la desertificazione\u201d. Per non parlare dei benefici diretti, in termini di salute, per le popolazioni rurali. \u201cCon il suo impiego, infatti, si riduce al minimo la produzione di monossido di carbonio e particolato, che sono tra le cause principali di emissioni inquinanti nelle abitazioni e provocano, ogni anno, milioni di morti nei Paesi in via di sviluppo per malattie dell\u2019apparato respiratorio\u201d.<\/p>\n<p>Il professore di Udine, \u00e8 responsabile anche di un altro progetto, Biochar Plus. Si tratta di un progetto guidato dall\u2019Universit\u00e0 di Udine e cofinanziato dall\u2019Unione europea per l\u2019utilizzo di fonti sostenibili di energia da biomasse finalizzato alla riduzione delle malattie dell\u2019apparto respiratorio, grazie all\u2019uso, da parte delle popolazioni rurali, di fornelli pirolitici a basse emissioni nocive, utilizzanti combustibili alternativi al legno, in grado di evitare cos\u00ec la deforestazione ed i cui residui possono divenire ammendanti per migliorare la qualit\u00e0 dei suoli. Il progetto BiocharPlus, che si prefigge nel corso di tre anni, grazie al finanziamento della Comunit\u00e0 Europea e al sostegno dell\u2019Unione Africana e dell\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, di sviluppare pirolizzatori non solo per uso domestico. \u201cL\u2019intento \u00e8 ricorrere alla pirolisi per alimentare impianti industriali: usare dunque canne, residui agricoli e altre biomasse per produrre energia elettrica in quelle aree remote del continente sprovviste di gas\u201d.\u00a0 E nel frattempo all\u2019Universit\u00e0 di Udine si lavora anche ad altri progetti futuri: \u201cIn Zimbabwe e Guinea Bissau realizzeremo duepiccoli gassificatori a biomasse: saranno alimentati dagli scarti di una fabbrica che confeziona noci di Macadamia. Forniranno energia agli stabilimenti e ai villaggi di operai\u201d. E presto Elsa Stove sar\u00e0 commercializzata anche in Europa, attraverso lo spin off universitario Blucomb: \u201cNel nostro continente buona parte delle emissioni derivano dal riscaldamento. Per questo abbiamo pensato che anche qui Elsa potesse avere un mercato\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tratto da www.greenews.info<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei paesi africani, il fuoco acceso, bruciando normali biomasse all\u2019interno delle capanne senza canna fumaria per riscaldarsi o cucinare, come fa del resto circa il 50% della popolazione nel mondo,\u00a0 rilascia all\u2019interno delle stesse, ossido di carbonio ed idrocarburi incombusti. 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