Il bondage: l’arte erotica giapponese con le corde, una scuola a Milano.

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È quasi impossibile non averne sentito parlare. I lavori di Araki, il video di FKA twigs, la fotografia di Lady Gaga legata e sospesa, esposta al Louvre di Parigi.

Il bondage giapponese sta conoscendo ultimamente una diffusione notevole, guadagnando un numero sempre crescente di appassionati, e catturando anche l’attenzione del grande pubblico.

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Da dove viene questa disciplina? Nel Giappone antico le corde venivano usate, fra gli altri innumerevoli scopi, per esporre e “svergognare” i malfattori. In seguito questa pratica è sopravvissuta nel teatro kabuki. Diverse commedie prevedevano scene di combattimento, di inseguimento e a volte anche di costrizione realizzata con le corde.

Spesso i personaggi legati erano femminili, ma gli attori erano esclusivamente uomini. Nacque così l’esigenza di realizzare legature che evidenziassero le forme femminili, stringendo la vita, accentuando la curva del seno, legando le gambe in pose sinuose.

Fu in questo tipo di legature che Ito Seiu, considerato il padre del moderno bondage giapponese, meglio noto come shibari o kinbaku, trovò negli anni ’30 ispirazione per i suoi lavori di fotografia e di pittura erotica.

Nel corso del XX e del XXI secolo, lentamente il kinbaku passò dagli atelier dei pittori e dei fotografi giapponesi, alla camera da letto. Le tecniche usate iniziarono a diventare piacevoli ed eroticamente stimolanti, oltre che belle da guardare.

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La bellezza del kinbaku oggi non serve più per affasciare il pubblico di un teatro. Chi lega la propria partner (o il proprio partner) è libero di concentrarsi sul piacere di guardare e toccare un corpo che è messo in condizioni di non potersi più nascondere. Chi è legato è completamente disponibile per gli occhi e per le mani di chi lega. Certamente avere gli occhi del proprio amante su di sé, in maniera così totalizzante, è lusinghiero; per alcuni praticanti anche un poco imbarazzante. L’erotismo nasce anche facendo breccia in quella sorta di pudore che scaturisce dall’essere così completamente indifesi, a disposizione dello sguardo del partner.

Oltre a modellare il corpo, esibendone le curve, le corde lo stringono, lo abbracciano e lo accarezzano, a volte anche in modo molto intenso. A giudicare dalle opinioni entusiastiche di chi ama farsi legare, si direbbe anche molto piacevole.

Naturalmente, ottenere con le corde un risultato bello da guardare e piacevole da sentire addosso, richiede una certa esperienza. Stanno infatti nascendo in tutta Italia realtà che organizzano corsi pratici proprio per imparare il bondage giapponese.

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Fra le altre iniziative, quest’anno è stata aperta una vera e propria scuola, che organizza corsi di bondage giapponese a Milano. I due docenti di questa scuola di bondage giapponese, in arte Kirigami e Tenshiko, sono partner anche nella vita di tutti i giorni, da ormai cinque anni. Ogni settimana accolgono i propri studenti, trasmettendo la propria passione per le corde bondage e shibari. Per saperne di più su di loro potete visitare il sito www.ropetales.it

Non è finita, la cosa più curiosa è che abbiamo scoperto che Kirigami è un cliente di Vivere Zen! Se siete curiosi di vedere il loro studio, realizzato con alcuni dei nostri prodotti, ne trovate alcune fotografie cliccando qui.

 

 

 

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"Il bondage: l’arte erotica giapponese con le corde, una scuola a Milano." ultima modifica: 31 Maggio, 2016 da Marco Li Mandri (stregrafo fotogatto)
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