Il segreto di un perfetto giardino giapponese
|Una fotografa racconta il suo viaggio tra i giardini Zen.
Sono fatti di acqua, pietre, sabbia, strutture architettoniche tipiche, ponti di legno o pietra (e anche di passaggi sull’acqua costituiti da pietroni piatti messi in fila, sui quali bisogna procedere tenendosi in bilico), lanterne e vasche di sasso, steccati di bambù, cespugli e piante, carpe nei laghetti.
Sono i giardini zen come tutti li conosciamo, dei veri e propri paradisi terrestri.
Quello che però si è chiesta Anna Maria Testa, pubblicitaria, esperta di comunicazione e figlia del mitico Gian Maria (l’inventore di Carosello, per capirci), è semplice: cosa c’è dietro questa perfezione? Qual è il segreto della natura giapponese?
La risposta è banale al punto da essere rivoluzionaria: l’uomo.
Girando tra i giardini giapponesi, infatti, potrete incontrare “compitissimi signori che indossano calze-scarpe di gomma morbida per non sciupare il prezioso muschio, che puliscono meticolosamente come se fosse una moquette: con scopetto e paletta. In realtà non si limitano a pulirlo: in un certo senso, lo pettinano e lo rammendano”.
I cespugli non vengono potati con grosse cesoie, ma con una specie di forbicina simile a quella per le unghie.
Ok, è sintomatico di quanto possono essere maniacali i giapponesi, ma è anche il simbolo del loro rispetto per la natura e del mondo che li circonda: i giardini zen sono una scelta umana.
C’è qualcuno che con inimmaginabile pazienza taglia rametto per rametto e continua a farlo, perché i nuovi rametti continuano a crescere e a sporgere dalla superficie tondeggiante del cespuglio; e che lo fa per tutto il giorno, ogni giorno. Perché quello è il suo lavoro.
In Italia, invece, durante il lavoro, leggiamo articoli sull’abnegazione giapponese…